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Latte. Alimento perfetto?


Per ognuno il latte della propria specie è di beneficio, ma quello di altre specie è dannoso.
- Ippocrate, anno 377 a.C.


di Emanuela Barbero e Alessandro Cattelan

Da anni, l’industria alimentare, che si basa prevalentemente su carne e latticini, ci ripete a tamburo battente quanto il latte sia un alimento completo, addirittura indispensabile, soprattutto per i bambini. Niente di più falso! Vediamo brevemente perché.

Innanzitutto il latte è ben lungi dall’essere un alimento completo in quanto privo di ferro, fibre, vitamina C, vitamina A, omega-3, ecc.

Inoltre in natura nessun mammifero si nutre del latte di un'altra specie (in particolar modo dopo lo svezzamento!), perché ogni latte ha una sua composizione, con proprietà e caratteristiche che variano da specie a specie, in funzione delle necessità biologiche di ciascuna: ad esempio il latte umano ha un rapporto calcio/fosforo molto diverso da quello vaccino. Nei primi mesi di vita il cervello di un cucciolo umano si sviluppa in misura maggiore rispetto a quello di un vitellino, che ha invece bisogno di tantissimo calcio per raddoppiare il proprio peso nel giro di pochi mesi: in effetti il latte di mucca è molto ricco di calcio (1170 mg/l contro i 340 mg/l di quello umano), mentre il suo rapporto rispetto al fosforo resta decisamente deficitario per la specie umana.
Somministrando ai nostri bambini il latte vaccino, essi svilupperanno quindi in modo considerevole l’ossatura, diventando grandi e grossi e dando l'impressione di godere di prestanza fisica e di salute, questo però a discapito delle facoltà cognitive e intellettive che distinguono invece un bambino da un vitello - o almeno dovrebbero! E questo proprio perché, come già affermato, ogni mammifero ha il proprio specifico latte.

Il latte della mucca è perfetto per un erbivoro con quattro stomaci e con una grande massa ossea a rapidissima crescita nelle primissime settimane, ma non è per nulla adeguato alle esigenze di un cucciolo umano.

Lo sfavorevole rapporto - per gli umani - tra fosforo e calcio del latte vaccino, lascia ampio spazio all’ipotesi che molti dei problemi comportamentali e di apprendimento di numerosi bambini siano legati proprio all’elevata assunzione di latte e latticini, ipotesi che potrebbero essere confermate da studi scientifici indipendenti, quindi non commissionati o finanziati dall’industria lattiero-casearia (come avviene sin troppo frequentemente!).

Oltretutto il latte vaccino è particolarmente pesante da assimilare per il sistema digestivo di un cucciolo umano e tende con facilità a fermentare nel suo piccolo stomaco causando spesso coliche, stitichezza oppure diarrea, insonnia e malattie da raffreddamento (con abbondante presenza di catarro, soprattutto nei bronchi), tant’è vero che l'American Academy of Pediatrics raccomanda che i bambini al di sotto di un anno d'età non assumano latte vaccino.

Il latte vaccino contiene una dose di proteine quattro volte maggiore rispetto a quello umano (3,6 gr contro 0,9 gr) e questo surplus proteico, lungi dal giovare al bambino, finisce per sovraffaticarne gli organi digestivi, reni e fegato in primis (con l’ulteriore complicanza che in un neonato non sono ancora completamente sviluppati e funzionanti), oltre a causare spesso anche tachicardia e respirazione accelerata. Un eccesso proteico, soprattutto legato alle proteine animali, che nel nostro organismo sviluppano un ambiente particolarmente acido, causa inoltre una notevole perdita di preziosi sali minerali e oligoelementi, contribuendo a diminuire le difese immunitarie.

Il consumo eccessivo di latte e latticini è spesso il principale indiziato nei casi di anemia: infatti il latte è privo di ferro e una sua eccessiva presenza nella dieta causa seri problemi di assorbimento di questo prezioso minerale, fatto confermato anche da una minor incidenza di anemia tra i vegani rispetto ai vegetariani.

Il boom dei consumi lattiero-caseari (e dei prodotti animali in genere, compresa la carne) si è verificato nel corso della seconda metà del XX secolo; in precedenza non si erano mai avuti consumi così elevati di prodotti animali in nessuna popolazione umana.

Come abbiamo già sottolineato, l’essere umano è l’unico mammifero a consumare il latte di un’altra specie, e per di più è anche l’unico che continua ad assumerne dopo lo svezzamento, invece di seguire le esigenze nutrizionali naturali specifiche per la sua specie (che, ricordiamolo, è anatomicamente frugivora, come dimostrato da qualsiasi testo di anatomia comparata). Questa dannosa abitudine alimentare è una delle principali ragioni di tante malattie cosiddette del benessere, molto diffuse nei paesi ricchi e praticamente sconosciute invece in quelli poveri.

Una sempre maggiore mole di evidenze scientifiche indica come il consumo di latte e latticini sia legato ad un significativo aumento di molte malattie: diabete infantile (tipo I o insulino-dipendente), artrite reumatoide (anche infantile), malattie coronariche e cardiovascolari, sclerosi multipla, alcune forme di cancro (in particolare della mammella, delle ovaie e della prostata), calcoli renali, cistiti, fibromi, trombosi cerebrale, arteriosclerosi, ipercolesterolemia, asma, allergie, vene varicose, candidosi, malattie autoimmuni, ecc.

Persino l’osteoporosi è stata correlata ormai da numerosissimi studi ad un eccessivo consumo di latticini e prodotti animali, che acidificano il sangue causando una notevole escrezione di calcio attraverso le vie urinarie, affaticando oltretutto il sistema renale - e spesso compromettendone addirittura il buon funzionamento. Ai fini della prevenzione, infatti, non è tanto importante la quantità di calcio assunta, quanto quella escreta dall’organismo e quindi, in definitiva, ciò che conta è il bilancio tra il calcio assunto e quello assimilato effettivamente dall’organismo: per mantenere uno scheletro osseo efficiente ed in buona salute è più importante l’attività fisica che non la quantità di calcio assunto attraverso il cibo. Tra le popolazioni a basso consumo di prodotti animali in generale ed in particolare di latticini, come ad esempio in Giappone, Cina e Africa, l’osteoporosi è una malattia quasi sconosciuta.

Per completezza di informazione, va precisato che la maggior parte delle malattie menzionate in precedenza è correlata al consumo di grassi saturi (presenti nei prodotti animali) e conseguentemente non solo ai latticini, ma anche all’assunzione di carne e uova.


Per approfondimenti

In italiano:


A ogni specie il suo latte
www.infolatte.it

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
www.scienzavegetariana.it

In inglese:
www.notmilk.com
www.milksucks.com
www.strongbones.org
www.pcrm.org



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