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Farmaci e sperimentazione animale


Per quanto riguarda i farmaci, come è ben noto ogni nuova molecola chimica deve obbligatoriamente (legge 27.01.92, n.116 e segg.ti) essere testata sugli animali, in primis per individuarne la tossicità (c.d. test L.D. 50, ossia la dose per somministrazione acuta della quale muoiono il 50% delle cavie).
Per i farmaci, i cosmetici, ed altri prodotti sono poi previsti test ad hoc prima della commercializzazione. In particolare, per i farmaci, prima ancora di passare alla sperimentazione clinica sull’uomo, ne è previsto il test sugli animali sulla base di una somministrazione prolungata.
Ma volendo assumere farmaci per i quali non sia obbligatorio all’atto della loro produzione il test sugli animali, e ove non si voglia o possa far uso di medicinali omeopatici (i quali, non essendo farmaci, non devono essere testati su animali) o non si voglia ricorrere alla medicina alternativa, occorre utilizzare i farmaci così detti “generici”.

Contrariamente a quanto si può pensare, i farmaci generici non sono affatto inferiori, come efficacia, a quelli analoghi “non generici”. La differenza sta tutta nel nome. Infatti, è nata da circa un anno una campagna dell’ASSOGENERICI (l’associazione che riunisce le aziende produttrici di farmaci generici), che invita ad utilizzare tali prodotti.
Si tratta dei medicinali il cui uso si è protratto per oltre 10 anni, e di conseguenza ne è scaduto il brevetto.
Possono quindi essere prodotti da qualsiasi industria farmaceutica. Tali medicinali sono – a detta della ASSOGENERICI stessa – di consolidata efficacia e qualità, essendo stati commercializzati per lungo tempo, e hanno le medesime caratteristiche del farmaco da cui derivano (stessa molecola, principio attivo e composizione). Costano per legge almeno il 20% in meno dei loro sostituti più recenti.
Il loro nome è identificato non in base al marchio commerciale del prodotto originario (spesso di fantasia) ma al nome del “principio attivo” sul quale si basano, ed al nome dell’azienda che li commercializza (es. Nicergolina GNR, dove Nicergolina è il nome del principio attivo, e GNR è il nome della ditta che produce/vende il farmaco).Sono richiedibili al proprio medico in alternativa a farmaci più recenti (ma meno sperimentati) e la decisione finale spetta a quest’ultimo, oppure possono essere acquistati direttamente ove non sia necessaria la prescrizione medica.
Pertanto, l’uso di tali farmaci consente di utilizzare medicinali per i quali la sostanza responsabile dell’attività terapeutica (il principio attivo) non deve più essere testato su animali, essendone già noti gli effetti sull’uomo, come nel caso dei principi attivi dei cosmetici per i quali le ditte produttrici dichiarano di non utilizzare più nuove molecole a partire da una certa data in poi.

È chiaro che se l’utilizzo di tali farmaci si generalizzasse, le industrie farmaceutiche dovrebbero rinunciare ad inventare nuove molecole chimiche per curare malattie e disfunzioni già perfettamente curabili con molecole preesistenti prive di particolari effetti collaterali, col risultato di dover rinunciare ad un numero elevato di brevetti, e quindi di guadagni.
Ciò le potrebbe spingere a chiedere al legislatore di abbandonare l’imposizione dei test dei nuovi farmaci sugli animali per concentrarsi invece sui test in vitro, o direttamente sull’uomo.

Estratto dal Notiziario n.3/03 Maggio-Giugno 2003 del Movimento Antispecista



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