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Stanotte ho fatto un sogno

Stanotte ho fatto un sogno.

Mi sono trovata improvvisamente di fronte ad un vitello, o forse più precisamente un giovane manzo.
Dovevo tagliarne un pezzo per mangiarlo.
Sì, perché in quel mondo non si delegava ad altri il fatto di uccidere, bisognava farlo con le proprie mani: ciascuno doveva soddisfare da sé la propria ingordigia, e anch'io la mia.

Un’altra particolarità era che l’animale non veniva ucciso in un colpo solo per essere poi mangiato a pezzi, perché così facendo avrebbe cominciato subito ad andare in putrefazione – giacché essa inizia immediatamente dopo la morte.
Qui invece gli animali venivano uccisi pezzo a pezzo, poco alla volta. Era normale così, lo facevano tutti e mai nessuno aveva messo in dubbio quel sistema di nutrirsi.

E anch’io come gli altri facevo la mia parte in tutto questo e ogni giorno tagliavo via un pezzo a vivo dall’animale che mi era stato assegnato (o forse l’avevo scelto io?), che tuttavia e con mio grande stupore era sempre incredibilmente mite e mansueto.
Del resto l’estrema mitezza era proprio uno dei principali criteri con cui questi animali venivano scelti per l’allevamento e il nostro conseguente "nutrimento".

Ciò nonostante ogni volta che asportavo un pezzo dal suo corpo, che così diveniva sempre più menomato e incompleto, lui soffriva. E io lo sapevo. Ma fingevo di non vederlo.
Sentivo che soffriva da come tremava quando mi vedeva, da come si rifugiava nell’angolo più remoto della stalla cercando di nascondersi da me, da come mi guardava coi suoi grandi occhi umidi e dolcissimi - prima che glieli strappassi per prepararmi una succulenta zuppa, molto alla moda in quel mondo.

Quel giorno ero arrivata alla schiena.
Lo avvicinai come d'abitudine per procurarmi il mio “cibo” quotidiano (come facevamo tutti, per consuetudine), appoggiai il suo petto sulla mia gamba e, mentre mi accingevo ad infilzare per l’ennesima volta il coltello nelle sue carni già martoriate, oltre all’intenso tremore del suo corpo sentii al’improvviso il battito frenetico di terrore del suo cuore… batteva all’impazzata – fortissimo! - e non mi permetteva di lavorare con la mia solita distaccata freddezza: la mia indifferenza era ormai diventata un'abitudine.

Quel battito convulso a poco a poco si trasmise a me, iniziò a pervadermi completamente e tremai sempre più forte assieme alla mia vittima, in un crescendo frenetico senza soluzione di continuità, fino a che diventammo un solo unico intenso fremito… I nostri cuori battevano all'unisono!
Ero profondamente sconvolta e per la prima volta provai un immenso senso di orrore.

A quel punto mi ritrovai come sospesa tra la veglia e il sonno, sapevo di sognare un incubo ed ero madida di sudore e ancora completamente sopraffatta dall’orrore, ma non mi riusciva proprio di svegliarmi completamente…

Nel sogno urlavo: “PERCHEEEEEEEEEEEEEEE ’ ??????”
“Perché questo incubo terribile, a me che ho smesso di cibarmi di animali da così tanto tempo? Perché????????????????”.
Ero davvero sconvolta.

All’improvviso una voce soave e avvolgente risuonò tutt’intorno a me.
“Questo incubo non è per te, perché tu ti sei già svegliata… Lo devi però raccontare a tutti quelli che conosci e che ancora indugiano in esso, affinché anch’essi diventino consapevoli dell’incubo che ancora stanno sognando…”

A quel punto seppi di essermi davvero svegliata.


Emanuela Barbero
27 giugno 2008




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