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I formaggi di capra o di pecora sono più etici?

Ci troviamo in una fattoria di piccole dimensioni, a misura d'uomo, dove si produce del formaggio di capra che viene poi venduto sul mercato.

80 capre. Hanno tutte le corna tagliate. In inverno lo spazio è ridotto. Mancano i mezzi per spazi più grandi. Occorre campare. Occorre produrre abbastanza per far vivere la famiglia.

La mancanza di spazio rende combattivi. Le corna vengono tagliate.

Al momento della mungitura, le capre salgono l'una dietro l'altra su una passerella e ognuna di loro sceglie uno spazio con un'apertura dove entra automaticamente con la testa e dove trova il suo pasto quotidiano.

Una di loro, ammalata, più debole, non ce la fa a raggiungere una postazione abbastanza in fretta. Non c'è più posto per lei. Non mangerà. Occorre fare in fretta.

Chi le sfrutta afferma di amare i propri animali e si rammarica spontaneamente di non poter tenere le capre per tutta la durata della loro vita.

La massima produzione che si esige da ciascuna di loro le strema ben prima del tempo.

I piccoli maschi che "mettono al mondo" (anche qui non si tratta più di donare la vita bensì di produrre) vengono venduti per la loro carne. I consumatori amano particolarmente i prodotti caprini.

Anche nella produzione di formaggi di pecora i nascituri maschi prendono inevitabilmente la strada del macello.


Fonte: Végétariens Magazine N.29, maggio-giugno 2009



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