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Omega-3 del pesce: più danni che benefici

di Franco Libero Manco

Non c’è rubrica di cucina in televisione in cui non si ribadisca la necessità consumare pesce per i suoi preziosi Omega 3, facendo passare il messaggio come se tale sostanza fosse prerogativa del pesce. Questo a mio avviso è solo fumo negli occhi per chi non vuole prendersi la briga di interessarsi personalmente della propria salute invece di lasciarsi condizionare dai media al servizio delle lobby che hanno alle spalle e sempre disposti a dare buone notizie sulla cattiva condotta della gente.

Consumare pesce almeno due volte a settimana per garantirsi l’Omega 3, come raccomandano i nutrizionisti, non è sufficiente a garantire il quantitativo necessario, dal momento che solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici o da acquicoltura con pesci che si nutrono a loro volta di pesci che mangiano alghe nelle quali è presente l’Omega 3. Dalle tabelle ufficiali si può vedere che la percentuale in 100 gr di prodotto edibile dei pesci che contengono Omega 3 è la seguente: sardine fresche 1,73; anguilla 1,30; aringa fresca 1,09; salmone fresco 0,89; tonno fresco 0,80; sgombro: 0,73; spigola 0,48; orata fresca 0,46; negli altri pesci la percentuale contenuta è trascurabile. Per contro le percentuali di Omega 3 nel mondo vegetale sono notevolmente maggiori: semi di lino 17,01; olio di colza 9,0; olio di soia 7,6; noci secche 6,64; olio di germe di grano5,4 ecc.

Come si può facilmente constatare il mondo vegetale è molto più ricco di Omega 3 del pesce, ma mai in televisione viene evidenziato questo aspetto, che è di più facile reperibilità e sicuramente molto meno costoso e senza i molti probabili effetti collaterali del pesce. Mentre la dannosità della carne degli animali terricoli viene riconosciuta anche dagli stessi allevatori e macellai, la dannosità del pesce viene celata per motivi puramente commerciali, per ignoranza o malafede dagli stessi nutrizionisti. I benefici degli Omega 3 del pesce per la salute umana non sono dimostrati o al limite sono trascurabili, per contro i disastri ambientali causati dalla pesca sono ben documentabili. Da recenti esperimenti è stato dimostrato che gli oli vegetali riducono la mortalità dal 50 al 70%, mentre gli Omega 3 del pesce la riducono solo del 15-30%. Non solo. Esperimenti effettuati all’università di Harvard hanno dimostrato che gli Omega 3 del pesce fanno aumentare le possibilità di cancro al seno.

Le celate informazioni da parte dei nutrizionisti è che, come per il formaggio ricco di calcio, per la carne di ferro e il pesce di Omega 3, essi si limitano a considerare solo l’importanza della presenza di tali sostanze omettendo, volutamente o no, li aspetti negativi che comporta l’assunzione di tali alimenti. Cioè non si può considerare buona una sostanza solo perché (per esempio) tra i suoi componenti di vetro, chiodi e spine vi sono pure buone briciole di pane. Non si possono decantare le lori della cicuta perché magari fa crescere i peli sotto le ascelle trascurando il fatto che può essere mortale. Se gli Omega 3 del pesce fossero necessari alla buona salute delle persone come spiegare l’eccellente salute dei vegetariani? Mai che i nutrizionisti televisivi dicessero che gli Omega 3 del mondo vegetale possono sostituire quelli del pesce; che il calcio dei vegetali è più assimilabile e senza effetti collaterali dei formaggi; che il ferro non eme dei vegetali è una qualità eccellente non un difetto.

I pesci contengono grassi saturi in quantità maggiore della stessa carne; il grasso del pesce fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale. Secondo la Food and Drug Administration il mercurio contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro. Il pesce contiene molto colesterolo: gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo. Il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi.

I pesci sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti dovuti all’inquinamento delle acque a causa degli scarichi industriali e fognari. Il mercurio è una potente neurotossina in grado di interferire nello sviluppo del cervello riducendo l’intelligenza specialmente dei bambini. I pesci grossi, specialmente i predatori, possono accumulare nelle proprie carni sostanze come il metil-mercurio (nocivo per il cervello, il fegato, i reni…) e diossina, notoriamente cancerogeni. La rivista settimanale “Viversani e belli” riporta questo articolo: “Quasi tutti i pesci contengono tracce di mercurio, ma quelli che ne contengono di più sono i pesci grossi che mangiano altri pesci, come sgombri e soprattutto tonni (tonni, alici, sgombri, sarde e salmoni appartengono alla categoria dei pesci grassi). Preso in eccesso il mercurio può danneggiare il sistema nervoso. Perciò i medici sconsigliano di far mangiare questi pesci ai bambini fino a tre anni. E visto che il mercurio si trasmette al feto e passa nel latte materno, le donne gravide e quelle che allattano dovrebbero ridurne drasticamente il consumo se non evitarlo”.

Ancora peggio è l’abitudine di fare uso di supplementi a base di Omega 3, come documentato sul Journal of the American Medical Association Evangelos Rizos dell’Università greca di Ioannina, in cui si afferma che far uso di tali supplementi non serve a ridurre il rischio di problemi cardiaci, né incide in alcun modo sulla mortalità generale o a quella legata a eventi vascolari. Lo studio condotto, come revisione di 20 ricerche precedenti, ha coinvolto quasi 70.000 persone.

Inoltre. Eticamente è molto più grave consumare del pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si nutrono centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali e il valore di un animale non è in base alla sua dimensione corporea. La morte del pesce, in qualunque modo avvenga, per opera dell’uomo, è un fatto crudele: le chiazze di sangue delle tonnare o la contorsione dei pesci in agonia nelle reti fanno capire l’intensità di dolore subito dai pesci e quanto disumana sia la pesca. Ma si preferisce credere che il pesce non soffra, perché non abbiamo la capacità di percepire il loro grido di dolore.


10 ottobre 2012



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