Estratti
dalla prefazione di Marinella Correggia (*)
Una
rivoluzione alimentare
Parla
al palato, al cuore e al cervello questo libro, la prima raccolta italiana
di ricette vegan: ovvero animal free, nessun ingrediente animale.
Gli autori insegnano al lettore oltre 700 deliziosi, inusitati piatti
capaci di soddisfare quotidianamente grandi e bambini: a colazione, pranzo
e cena, senza escludere gli spuntini. Si scopre che gli ingredienti
animali di molte ricette della tradizione hanno sostituti vegan buonissimi
e che le delizie vanno dagli antipasti ai patè, dal couscous al miglio, dal
tofu al seitan, dalle torte salate ai panini. Di fronte a gusti, odori e
colori, nulla possono le parole: meglio cucinare e assaggiare.
Il
libro, però, vuole dare cibo anche al cervello e al cuore. In modo chiaro,
fantasioso e stringato comunica le ragioni etiche, ecologiche, spirituali,
sociali e salutistiche della scelta vegan: un modello alimentare ispirato
al totale rispetto per i viventi, alla cura per il pianeta, alla
solidarietà internazionale e alla voglia di pace. Dell’alimentazione
nonviolenta c’è un bisogno urgente e totale, intersettoriale diremmo.
Essa viene generalmente ricondotta all’amore per gli animali (ed è così),
o a un’attenzione salutista (vera); ma è di più, a vedere i nessi.
[...]
Così
tanti elementi depongono a favore della rivoluzione alimentare che una
volta diffusa l’informazione - unita alla formazione culinaria - la
svolta non potrà che dolcemente imporsi. La svolta vegetariana nella sua
forma vegan.
Forse
molti non sanno quel che sta dietro il latte e le uova, per limitarci ai
due prodotti clou che fanno la differenza fra alimentazione vegetariana e
vegan. Dietro il latte, suo presupposto come ben spiegano gli
autori, ci sono i vitellini maschi (per questioni statistiche, uno ogni
due nati è maschio). Gli allevatori li considerano sottoprodotti del
latte e condannati a una breve orrenda esistenza come futuri pezzi di
carne bianca. Isolati dalla madre il cui latte non succhieranno, chiusi in
box, immobili e desolati. Un vitellino, un ragazzino alla fin fine,
condannato a morte ogni 8.000 litri di latte circa. E le vacche lattifere,
salvo poche eccezioni di libertà, passano la vita chiuse in stalle, senza
sole né prati né vento sulla pelle. L’essere umano è un parassita
della mucca: questa è probabilmente la definizione che un non umano
darebbe di noi nella sua zoologia. Messo così impressiona, vero?
Impressionano anche i dati sulle conseguenze patologiche del latte (perfino
l’osteoporosi!), diffusi dal Comitato
dei Medici per una Medicina Responsabile (Pcrm,
Physicians Committee for Responsible Medicine), Usa.
Quanto
alle uova. C’è chi non le mangia perché le considera un potenziale
pulcino (non vero, quando mai le galline incontrano il gallo?). Le
violenze sono altre. Intanto, per ogni futura ovaiola che spunta
dall’uovo, dall’uovo accanto nasce per la legge delle probabilità un
fratellino maschio; anche lui come il vitellino, è un sottoprodotto,
anche lui è inutile, non farà uova né la sua razza dà buona carne,
ecco fatto allora, lo si tritura sul nascere. Come strangolare un bambino
in culla.
Le
ovaiole sono rinchiuse in batterie, per ognuna di loro lo spazio di un
foglio A4; dopo 300 uova e circa un anno di produzione saranno rottamate,
diventando brodo di gallina giovane per paesi dell’Est. Dunque, ogni 300
uova un pulcino spezzettato e un’ovaiola adulta messa a bollire.
Ma i «vegetariani non vegan» si tranquillizzino: non c’è tono
accusatorio, rivalità vegan contro vegetariani nel libro, solo
l’urgenza di svelare la verità, di acchiappare il
fantasma del non detto. Per alcuni di loro, le ricette qui
descritte saranno lo scalino che mancava.
[...]
(*)
Marinella Correggia,
giornalista e scrittrice, è autrice di
Addio alle carni
(Lav, 2001), di Altroartigianato in Asia (Sonda, 1998) e di Cucina
vegetariana del Sud del mondo (Sonda, 2002)