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Perché proprio vegan e non soltanto vegetariani?


di Emanuela Barbero (estratto da Cucina Etica, edizioni Sonda)

Molte persone considerano ancora il veganismo una posizione un pò estremista.
É infatti molto più semplice comprendere le ragioni etiche del vegetarismo, che rifiuta la morte violenta degli animali tramite la crudele pratica della macellazione.

Il vegetarismo etico ritiene non necessario nutrirsi di animali a cui viene tolta la vita unicamente a tale scopo.

É questa una posizione facilmente comprensibile - pur se non sempre condivisa - anche da parte di chi la carne continua a mangiarla. Molto più difficile è invece spiegare le ragioni del veganismo, che rifiuta - oltre alla carne ed al pesce - anche i prodotti animali, in particolare uova, formaggi, latte e latticini.

L'obiezione più ricorrente è che non è necessario uccidere un animale per consumare le sue uova o il suo latte.

Qui si rende necessario un approfondimento sui sistemi di produzione degli stessi, cosa che evidentemente sfugge a molte persone, per il semplice fatto che non ci si è mai soffermati a rifletterci su.

Cominciamo dalle uova: per produrle sono necessarie le galline ovaiole, che sono una razza diversa dai polli da carne. La maggior parte delle uova da loro prodotte viene immessa sul mercato per il consumo umano, mentre una parte di esse viene posta in enormi incubatrici al fine di far nascere altre galline ovaiole.
Circa la metà dei pulcini che nascono sono maschi.

I maschi notoriamente non producono uova, e ne bastano pochissimi per fecondare quelle per la schiusa. Perciò la quasi totalità dei pulcini maschi, non essendo adatti come polli da carne, viene soppressa alla nascita. Generalmente l'esecuzione capitale avviene col gas oppure mediante una specie di tritacarne a lama (1).

In uno dei maggiori allevamenti italiani, ogni settimana vengono trinciati 260 mila pulcini maschi, per un totale di venti tonnellate (!) di "residui" a settimana. Due camion per volta. (2)

Le cose non cambiano di molto neppure nel caso di uova provenienti da allevamenti biologici, con galline allevate a terra. Infatti, anche se questo sistema di allevamento è sicuramente preferibile rispetto a quello di batteria, il problema dei pulcini maschi è comunque presente: essi sono inutili per lo spietato processo produttivo e perciò debbono ugualmente essere soppressi.

La stessa cosa avviene ovviamente anche per le galline ovaiole, dapprima ipersfruttate per ottenere da loro il massimo rendimento possibile di uova, poi, non appena la loro produzione accenna a diminuire, le si sopprime e le si sostituisce con altre "più fresche". I cicli produttivi, anche se biologici, sono comunque orientati al profitto economico e non ammettono in nessun caso l'inefficienza.

In quest'ottica è quindi maggiormente comprensibile la scelta vegana di rifiutare tutti i tipi di uova, tanto più per chi si definisce animalista: infatti dietro ad ogni uovo ci sono comunque vite spezzate.

Il discorso della produzione del latte (e di tutti i suoi derivati, compresi i formaggi) è molto simile e, per certi aspetti, ancora più crudele.

Le mucche oggigiorno sono semplici macchine da latte e, attraverso manipolazioni genetiche e somministrazione di ormoni, vengono artificiosamente indotte a produrne fino a 10 volte più di quello che farebbero in natura.

Ovviamente nessuna mucca sopravvive a lungo ed in buona salute allo stress di tali ritmi produttivi: dolorose mastiti alle mammelle, ad esempio, sono all'ordine del giorno. Inoltre, l'innaturalità degli ambienti (solitamente edifici di cemento), l'esiguità dello spazio vitale (comunque artificiale) e la convivenza forzata ed estremamente ravvicinata con centinaia di altre mucche, non contribuiscono certamente a mantenerle in buona salute. Si rende perciò necessario somministrare loro continuamente farmaci ed antibiotici, anche a livello preventivo (allo scopo di evitare ogni tipo di epidemia). E dopo pochi anni di intenso sfruttamento, non appena la loro produzione di latte accenna a calare, il loro destino resta comunque quello del macello (in natura vivono invece circa 20 anni!).

La maggior parte di loro non vede mai un prato e per tutta la propria breve vita non conosce altro che la catena e le mungitrici meccaniche. L'inseminazione è rigorosamente artificiale e, quando esse partoriscono i loro piccoli (cosa che avviene a ritmo serrato), questi vengono quasi immediatamente sottratti alla madre, tra le reciproche urla di disperazione, per non vederla mai più e per essere destinati, se femmine, allo stesso infelice destino della loro madre, e, se maschi, di lì a pochi mesi, al macello.

Va fatto inoltre presente che la mucca, per poter produrre il latte, deve necessariamente partorire un vitellino, il quale si accontenterà in generale del colostro (il primo latte della mucca, non utilizzato dall'uomo) della madre, dopodiché esso verrà irrimediabilmente allontanato dalla stessa e nutrito con preparati artificiali (privi di ferro per mantenere la sua carne bianca, così gradita dai consumatori), mentre il latte della mucca - a cui il vitellino avrebbe il naturale diritto - verrà invece munto meccanicamente ed utilizzato per il consumo umano (e le eccedenze verranno distrutte, questo per motivi di mercato e di artificiosi equilibri economici).

Non solo: anche in questo caso circa la metà dei vitellini nati dalle mucche da latte sono maschi, i quali non produrranno a loro volta latte. Le femmine vengono perciò avviate alla loro breve carriera di macchine da latte mentre i maschi sono destinati quanto prima al fiorente mercato della carne e quindi macellati.
Queste sono le attuali leggi del mercato.

Anche per le mucche gli allevamenti biologici, sebbene meno crudeli e più rispettosi dell'etologia degli animali, non esimono dalla necessità di sopprimere i vitelli maschi, che, in un'ottica di "consumo umano", sono comunque considerati un' "eccedenza produttiva".
Del resto non sarebbe neppure ecologicamente sostenibile mantenere per oltre vent'anni tutti i vitelli fatti nascere allo scopo di far produrre il latte alla mucca. Semplicemente non ci sarebbero pascoli a sufficienza.

La carne di vitello e di manzo, in quest'ottica, è in realtà un sottoprodotto dell'industria lattiera e casearia (questo lo scriveva già più di vent'anni fa Peter Singer in Liberazione Animale), che da questo mercato ricava tuttavia ulteriori utili. Di conseguenza gli allevatori vengono finanziati non soltanto dai consumatori di carne (oltre che dallo Stato), ma anche dai consumatori di latte e formaggi. Chi consuma questi prodotti finanzia quindi di fatto gli allevatori di bovini. Ed è dunque giocoforza complice della morte di tutti i vitelli maschi che questa industria sacrifica sull'altare del mero profitto economico. La scelta vegetariana, da questo punto di vista, diventa quindi soltanto il primo e fondamentale passo verso un'alimentazione meno violenta.

Questi sono i principali motivi per cui un vegan, oltre alla carne ed al pesce, non consuma neppure uova, latte e formaggi. Per coerenza etica, ma soprattutto per amore e rispetto verso gli animali.


(1) Articolo "Nessuno vuole quella montagna di pulcini" del 06-02-2001, pubblicato su www.repubblica.it
(2) Ibid.



Si invita e si incoraggia a copiare questo articolo e a dargli la massima diffusione possibile.
Sono consentite riproduzioni e citazioni anche parziali, purché non ne venga stravolto il senso.

Citare sempre la fonte e l'autore.



Per approfondimenti:
http://www.saicosamangi.info/allevamenti/etica/mucche.html
http://www.saicosamangi.info/allevamenti/etica/galline.html




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