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Kebab, anche denti e ossa nelle carni

Uno studio inglese lancia l’allarme: nel 50% dei casi il mix non contiene quanto dichiarato. E nel 9% è impossibile risalire alla natura della materia prima triturata.
Quanto a sale, grassi e calorie, un kebab doppia o triplica le quantità giornaliere raccomandate.

E’ uno degli street-food più gettonati. Una vera e propria moda: costa poco, è gustoso e sazia a dovere. Eppure la qualità delle carni di cui è composto il kebab, tipico piatto d’origine turca protagonista di un boom planetario, solleva da sempre diversi interrogativi.

Stando agli scioccanti risultati di uno studio inglese condotto da un pool di scienziati e nutrizionisti da 76 istituti di ricerca sparsi per il Regno Unito, che hanno redatto l’usuale Local Authority Coordinators of Regulatory Services, si tratta di dubbi legittimi che mettono in prima linea non più solo la qualità ma addirittura la salute dei consumatori. Quasi sempre ignari di ciò che ingoiano.

A quanto pare, infatti, nel 50 per cento dei kebab analizzati i ricercatori hanno individuato carne diversa da pollo o vitello, cioè da quelle dichiarate da distributori ed esercenti.
Tuttavia, la maggioranza dei panini o piadine che addentiamo con molto appetito contengono un enigmatico mix di carni diverse. Si va dalla pecora al maiale (spesso presente anche nei kebab dichiarati Halal) passando per tacchino e pollo.

Non mancano poi aree di assoluta oscurità: nel 9 per cento dei casi, infatti, non è stato possibile individuare chiaramente la natura della carne triturata. In quella fascia pare siano state individuate tracce di polmoni, cuore, lingua, occhi e addirittura ossa di diverse bestie nonché scarti di macelleria a concludere gli enormi rotoli che vengono arrostiti e tagliati in pezzettini sugli spiedi di mezza Europa.

Non basta. A parte l’enorme quantità di grasso animale inclusa in questo pastone carnoso ( fra il 148 e il 346 per cento della dose giornaliera consigliata dall’Organizzazione mondiale di sanità), un kebab medio contiene fra il 98 e il 277 per cento della quantità quotidiana di sale accettabile per un essere umano. Insomma, con un solo kebab staremmo bene per un paio di giorni. Si tratta della soglia oltre la quale la salute viene messa a rischio.

Capitolo calorie: in una porzione ce ne sono fra le mille e le duemila, escluse salse e verdure che spesso vanno a infarcire il tutto alzando ancora di più l’asticella. Se si considera che il fabbisogno giornaliero medio di una persona oscilla fra le 2.000 e le 3.000 calorie, ci si rende conto della portata devastante di un solo kebab.

A concludere l’indagine, non va dimenticato che in quasi tutti i campioni di carni analizzati dal team britannico sono stati individuati batteri come l’ Escherichia Coli e lo Staffilococco aureo, una delle specie batteriche più diffuse e pericolose in grado di provocare serie infezioni all’organismo.

Poco importa, fra l’altro, ordinarne di piccole o medie dimensioni: “Molte persone pensano di fare scelte salutari ordinando un kebab piccolo – dice Geoffrey Theobald, fra i ricercatori coinvolti – ma questo studio dimostra pochissime differenze nell’apporto calorico e nel peso”. Ed ha aggiunto: “Questa ricerca accende la luce sul doner kebab. Speriamo che i produttori intendano collaborare con le autorità per distribuire prodotti più salutari che contengano davvero quel che scrivono sull’etichetta”.

Questo senza considerare le elevate quantità di conservanti e additivi chimici, sostanze spesso cancerogene, che servono per stoccare e trasportare gli ordini in giro per l’Europa – in particolare dalla Germania in tutto il Vecchio Continente: spesso la catena del freddo, fondamentale per evitare l’attecchimento di parassiti e batteri, viene interrotta prima che le carni sbarchino sugli spiedi dei negozi, con ripetuti congelamenti e scongelamenti.

A onor del vero c’è infine da dire che i controlli in Italia sono piuttosto severi e che, come spesso accade, il quadro può mutare molto di Paese in Paese. Ma i recenti scandali sulla carne di cavallo nei prodotti surgelati e delle polpette Ikea raccontano al contrario che, nell’epoca della globalizzazione, il tracciamento delle materie prime è spesso difficile se non oggetto di vera e propria connivenza e corruzione a spese dei consumatori. E della loro salute.

Ottobre 2014

Fonte: http://life.wired.it/news/food/2012/09/28/kebab-alimentazione-kebabbari-medio-oriente-doner.html




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