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Il cacciatore cacciato (racconto)


di Emanuela Barbero

E' una nebbiosa alba autunnale.
Piero cammina tra la nebbia mattutina in cerca di una facile preda... Ma qua nella riserva le prede non sono mai difficili da cacciare: è soltanto difficile trovarle. Ci sono infatti più cacciatori che lepri e fagiani messi assieme!
Piero è un esperto cacciatore ed ama sentire i suoi passi sul sen­tiero umido, tra l'erba alta, gli piace sentire il profumo intenso del bosco e l'aria pungente del mattino sul viso, vedere il suo fiato fumante uscire in nu­vole astratte, il suo cane che gli corre vicino, questa sensazione di sfida alla natura, il desiderio della preda...
Si sente proprio bene, Piero... E' una fredda giornata autunnale ed i caldi colori della campagna sono congelati nella brina ghiacciata del mattino: è proprio bella la natura in questa stagione!
Piero cammina nella nebbiolina dell'alba, che attutisce i rumori; con occhio vigile cerca la preda, sugli alberi, nel cielo.
Scruta in alto, la vista aguzzata, tutti i sensi in allarme: forse ci siamo!
Un punto lontano nel cielo, tra la foschia, sopra questa landa immobile, una creatura vivente sta compiendo il suo ultimo volo. Il punto si avvicina... E' un fagiano!
L'uccello si gode il lento sorgere del sole, che a poco a poco risveglia la campagna addormentata, donandole anche oggi tutto lo splendore della vita.
Piero fissa intensamente la sua preda e già pregusta la soddisfazione della cattura. Impugna con gesti lenti e studiati il suo fucile e socchiude gli occhi soddisfatto. La sensazione dell'imminente abbattimento lo inebria di gioia.
Piero ama il contatto brutale con la natura, ama la forza che scaturisce dal suo fucile, ama la potenza della sua arma, ama questo fugace ed illusorio attimo di onnipotente dominio sulla vita.
Piero respira a fondo, punta il fucile, prende la mira, preme il grilletto.
La vita si spezza, la creatura alata interrompe il suo volo maestoso trafitta da un acuto ed incomprensibile dolore e cade al suolo con un tonfo sordo.
Bel colpo, Piero! Il sangue sgorga copioso dalla ferita, il cane corre eccitato e ve­loce verso la preda. Piero sorride soddisfatto... La sua caccia è iniziata in maniera decisamente promettente.

E' quasi buio ed il carniere è ormai colmo: per Piero è stata una buona giornata.
All'improvviso un ramo spezzato dietro di lui... Forse un'altra preda... Piero si acquatta e si muove lentamente. Impugna il fucile, pronto a sparare di nuovo. Già pregusta la gioia sottile di una nuova vittima.
Nell'esaltazione del momento, vede un'ombra che si avvicina, l'ombra... che fa?!?... gli spara!!!
Un normale incidente di caccia, e Piero ci ha rimesso la vita... Proprio oggi che aveva fatto così un buon bottino!
Con un tranquillo battito d'ali si trova improvvisamente a vo­lare nel blu cupo del cielo, incontro al rosso tramonto sul lontano orizzonte.
Le lunghe ombre della sera calano su tutta la campagna sottostante. E' quasi notte, e sotto di lui due uomini, forse due cacciatori... Uno è disteso per terra con un fiore rosso sul petto, l'altro gli è vicino e sembra piuttosto disperato... Piero osserva la scena dall'alto: gli ricorda qualcosa, ma non sa cosa...
Le sue ali fendono l'aria leggere e gli piace questa sen­sazione di libertà, questo bosco avvolto a poco a poco dal buio... Gli piace volare col vento a favore e lasciarsi trasportare dalle correnti, gli piace vivere.
E' bello essere un uccello, è bello solcare il cielo in tutte le direzioni.
Ancora più bello sarebbe essere aquila anziché fagiano...
Ad un tratto la quiete della sera è turbata da un colpo di fucile che tuona nell'aria ed ecco che un proiettile lo sfiora... All'improvviso Piero ricorda e riconosce il corpo dell'uomo che giace laggiù nell'erba, sotto di lui. Ricorda le sensazioni provate quand'era dall'altra parte e con cieca disperazione urla ciò che prova ora, implora il cacciatore di non spa­rare, ma per Piero è ormai troppo tardi per cambiare idea...
Il cacciatore non può comprendere il suo linguaggio, non può condividere la sua angoscia.
Il cacciatore è troppo intento a percepire le proprie sensazioni personali. Inebriato dalla facile preda, egli pregusta l'attimo della sua apparente vittoria ed ama questo istante di concentrazione estrema in cui la vita di un'altra creatura è nelle sue mani.
L'uccello batte le ali spaventato ed intraprende la sua fuga disperata.
Il cacciatore, sotto di lui, respira a fondo, punta di nuovo il fucile, prende la mira, preme il grilletto.
Il cacciatore, quando spara, non sa di sparare a se stesso...


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La caccia è sempre una forma di guerra.
(Goethe)

La caccia è una forma collaterale della pazzia umana.
(Theodor Heuss)



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