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Crudeltà verso gli animali e devianze


CNR: bambini crudeli con animali a rischio devianza da adulti

I bambini violenti nei confronti degli animali rischiano di sviluppare comportamenti antisociali da adulti. Viceversa, se educati al rispetto degli animali, i minori 'sbandati' possono acquisire sentimenti positivi verso l'umanità.
Su questo tema l'Istituto di psicologia del Cnr di Roma ha avviato una ricerca.

"Si motiplicano anche in Italia le violenze di bambini nei confronti degli animali - spiega Camilla Pagani, che sta seguendo il progetto - ed è stato riscontrato che questi atti sono indice di disturbi psicologici e possono preludere a comportamenti anti-sociali negli adulti. Possono inoltre essere un indicatore potenziale di una situazione esistenziale patogena: per esempio, di una condizione familiare particolarmente problematica".

L'Istituto del Cnr sta focalizzando la sua analisi su un'iniziativa avviata dal Tribunale dei minorenni e dal Comune di Roma: ragazzi che hanno commesso reati non vengono mandati in istituti di correzione, ma si devono occupare dei cani abandonati custoditi nel canile municipale.

L'assunto alla base di questo esperimento, osserva Pagani, "è l'identificazione del ragazzo 'difficile' con questi animali, perché, come loro, spesso anche lui è stato abbandonato e trattato male in famiglia. Attraverso il comportamento deviante il ragazzo cerca in qualche modo di autoaffermarsi e prendersi cura degli animali vuol dire affermarsi in modo positivo. Sul tema vogliamo iniziare una verifica sperimentale e cercheremo di avere dati più sistematici".

L'Oms ha inserito la crudeltà fisica nei riguardi degli animali tra i sintomi del disturbo della condotta. Nelle biografie di alcuni famosi serial killer, spiega la psicologa, "sono presenti episodi di violenze, spesso atroci, nei confronti di animali, compiuti nell'infanzia o nell'adolescenza. La ricerca psicologica ha comunque dimostrato che i comportamenti crudeli verso gli animali possono non solo precedere nel tempo, ma anche seguire altri comportamenti antisociali o verificarsi in concomitanza con essi".

"Siamo ormai in possesso - sottolinea - di un consistente numero di dati che dimostrano l'interconnessione tra le varie forme di violenza che accadono in famiglia e che si verificano, in genere, nei confronti dei membri più deboli e cioè delle donne, dei bambini e, quando ci sono, degli animali domestici".

I casi di crudeltà nei riguardi degli animali sono molto più frequenti nelle famiglie dove la violenza è esercitata anche nei confronti dei membri umani e dove le forme di aggressione fisica nei confronti delle persone sono più gravi. Questo tipo di crudeltà è molto diffuso negli Stati Uniti. I risultati delle indagini svolte suggeriscono che un bambino su cinque compie atti di crudeltà verso gli animali e che circa la metà dei bambini e degli adolescenti vi è coinvolto (o come testimone o come responsabile in prima persona).

"Una delle possibili conseguenze di queste esperienze - osserva Pagani - è la diminuzione dell'empatia nei confronti della sofferenza psicologica e fisica di un altro individuo, sia umano che animale. E lo sviluppo dell'empatia nel bambino, cioè della capacità di immedesimarsi negli altri dal punto di vista cognitivo ed affettivo, è considerato lo strumento fondamentale per prevenire e diminuire la violenza".

In Italia per ora mancano dati sistematici, prosegue, "abbiamo comunque numerosi dati che rivelano la presenza del fenomeno anche in Italia. Oltre ai fatti di cronaca, non è da sottovalutare la crudeltà cosiddetta 'normale' dei bambini nei riguardi degli animali (come, ad esempio, la caccia alle lucertole), legata spesso a tradizioni culturali".

(ANSA) - ROMA, 26 FEB 2001



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