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Una bistecca che puzza

L'ennesimo allarme catastrofico sul futuro del pianeta

E tutti noi a leggere i giornali ed imprecare contro Cina, Stati Uniti e Arabia Saudita, le nazioni più restie ad attuare la sempre più urgente riconversione energetica. Eppure c'è una cosa che possiamo fare anche noi, stando comodamente seduti a leggere il giornale. Ed è semplicissima: eliminare la bistecca dalle nostre tavole. Se ne è accorta anche un'autorevole rivista come Time, che attacca decisamente un simbolo dell'alimentazione americana: la bistecca appunto. In base ad un rapporto diffuso lo scorso anno dalla Fao, l'industria internazionale della carne genera circa il 18% delle emissioni serra/gas mondiali, persino più dei mezzi di trasporto. Molte di queste emissioni derivano dal protossido di azoto del letame e dal metano, cioè per meglio dire, dalla digestione del bovino. Il metano ha un effetto riscaldante 23 volte quello del carbone, mentre il protossido di azoto ce l'ha 293 volte. Ci sono un miliardo e cinquecento milioni tra bovini e bisonti sul pianeta, insieme a un miliardo e settecento milioni di pecore e capre. Considerata la quantità di energia consumata per allevare, trasportare e vendere il bestiame, una bistecca fiorentina da 450 grammi è come un gigantesco SUV sul nostro piatto. Passando all'alimentazione vegetariana, si riduce la propria impronta ecologica carbonica di una quantità che può giungere fino a una tonnellata e mezza di anidride carbonica l'anno, secondo una ricerca effettuata dall'Università di Chicago.

Nicola Gongoli
Fonte: Corriere Romagna - 08 aprile 2007




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